economico e politico italiano, selezionati probabilmente per la loro capacità di incidere sulle decisioni pubbliche. L’assenza di trasparenza su criteri, costi di adesione e finalità è in linea con la tradizione di queste reti informali, spesso accusate di operare al di fuori dei controlli democratici. Il Club dell’economia, se esiste realmente, non è un’associazione iscritta al registro delle ONG o soggetta a pubblici bilanci: la sua influenza si misura nei corridoi del potere, non nelle aule parlamentari. Cosa rappresenta, allora, questa espansione? Se si guarda alla storia recente, i club di questo tipo — come il Weltwirtschaftsforum o il Council on Foreign Relations — hanno spesso funzionato da cassa di risonanza per idee che, una volta elaborate tra pochi eletti, vengono poi proposte come "soluzioni" dai governi. In Italia, dove le decisioni economiche vengono prese dietro porte chiuse e poi rivendicate come "necessarie" dal primo ministro o dal ministro delle Finanze, l’ingresso di un ex ministro in una struttura del genere non è