tramite il meccanismo di correzione temporanea — include più di 17.000 assunzioni nel settore della difesa, un aumento del 15% rispetto ai livelli pre-pandemia, e investimenti in infrastrutture critiche (energetiche, digitali e logistiche). Giorgetti ha dichiarato che «non si tratta di un aumento indiscriminato delle spese, ma di una riprogrammazione mirata», ma i numeri raccontano una storia diversa: il 60% dei fondi aggiuntivi è destinato a spese correnti (stipendi, acquisti militari, sicurezza), non a investimenti produttivi. La scelta italiana contrasta con le linee guida della UE, che negli ultimi anni ha insistito su austerità selettiva e riduzione del debito. Mentre Germania e Francia hanno ottenuto flessibilità per transizione verde e digitale, l’Italia è stata costretta a giustificare ogni deroga. Stando ai dati di Eurostat, nel 2025 il debito pubblico italiano ha raggiunto il 143,6% del PIL, il secondo valore più alto tra i Paesi dell’UE dopo la Grecia (151,5%). La flessibilità richiesta ora è la terza in quattro anni per l’Italia, dopo quelle del 2020 (per Covid)