arriva dopo mesi di segnalazioni contrastanti: se il PIL del terzo trimestre è sceso al 4,5% — come riportato dalla stessa ANSA — l’industria, settore trainante del Dragone, tiene il passo. E questo non è un caso. È il risultato di una strategia ben precisa: mentre l’Occidente si divide tra austerità e promesse elettorali, la Cina ha già da tempo capito che la ricchezza si costruisce con investimenti massicci in tecnologia, infrastrutture e manifattura avanzata. Il 5,5% non è un numero da tavolino: è il frutto di fabbriche che lavorano 24 ore su 24, di città intere dedicate alla produzione di pannelli solari e semiconduttori, e di una politica industriale che non lascia spazio alle indecisioni. Ma chi ci guadagna davvero? Non sono certo i lavoratori cinesi, almeno non in modo diretto. Mentre i salari crescono a ritmi inferiori all’inflazione — come ha denunciato di recente il sindacato indipendente China Labour Bulletin — le grandi corporazioni statali e private si arricchiscono.