continuità produttiva è garantita", ma non specifica chi pagherà i costi di ricontrattazione o le eventuali integrazioni salariali richieste dai sindacati. I 1.500 lavoratori dei molini di Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna sono solo la punta dell’iceberg. Barilla impiega 17.000 persone in Italia, ma dal 2015 ha chiuso 12 stabilimenti e delocalizzato il 30% della produzione di pasta in Polonia e Ungheria — dove i salari orari medi sono 6 euro lordi, contro i 10,5 euro lordi pagati in Italia (dati OCSE 2025). La cessione dei molini, se andrà in porto, non sarà un’eccezione, ma un modello: negli ultimi cinque anni, il gruppo ha venduto o affittato a terzi il 45% delle sue attività produttive italiane, mantenendo solo i marchi e la logistica. Il risultato? I profitti sono cresciuti del 12% annuo, ma gli investimenti in innovazione tecnologica sono calati del 7%. "La produttività è aumentata, ma i salari no", spiega Marco Rossi, segretario della Fiom-Cgil, che ha firmato l’accordo di cessione. "Barilla dice di garantire i posti,