e i 30 miliardi di dollari, secondo stime interne diffuse da fonti vicine al progetto. Se la quotazione fosse avvenuta nel 2026, avrebbe potenziato la posizione di Microsoft — principale investitore e partner strategico — ma anche esposto OpenAI a pressioni speculative immediate. La scelta di Altman, invece, sembra mirata a ritardare il più possibile l’ingresso in un mercato azionario dove i valori delle unicorni tech sono soggetti a volatilità estreme (basti ricordare il crollo del 40% di valore di molte startup IA nel 2023). La strategia non è senza precedenti: nel 2021, Elon Musk aveva rinviato la quotazione di Neuralink per «ragioni di sicurezza e regolamentazione», una scusa che allora aveva suscitato perplessità tra gli analisti per il ritardo accumulato. Il vero nodo non è tanto il timing dell’IPO, quanto cosa OpenAI farà dei suoi dati e della sua tecnologia nel frattempo. Mentre Altman parla di «sicurezza», i fatti recenti mostrano un altro scenario: quello di un’azienda che naviga tra interessi conflittuali. Microsoft, infatti, ha recentemente