seconda figlia, Alexandra, nel 1978. Il ritratto, quindi, non era solo un’immagine della modella, ma anche un modo per immortalare una donna che, per Warhol, era al contempo musa, confidente e figura di potere all’interno del suo entourage. Secondo Schrecker, il legame tra loro andò oltre la sfera artistica: «Andy non si limitava a dipingermi. Mi circondava di cose che portavano il suo nome, anche nella vita privata». La rivelazione più sorprendente, però, riguarda un oggetto apparentemente banale: un biberon. Schrecker ha dichiarato che Warhol avrebbe firmato personalmente il biberon destinato alla figlia Alexandra, un gesto che, come ha sottolineato, «era raro per lui». Il biberon, oggi conservato in una collezione privata, sarebbe diventato un oggetto di culto tra i collezionisti, simbolo di un’alleanza tra arte e vita quotidiana che Warhol riuscì a plasmare anche nei dettagli più intimi. L’ANSA non specifica dove si trovi attualmente il biberon né se sia mai stato esposto pubblicamente, ma la dichiarazione di Schrecker apre una riflessione sul ruolo di Warhol come architetto di identità, sia pubbliche che private. Il ritratto, infatti, non era solo un’opera d’arte, ma anche un documento di