una rivolta che non è mai solo personale: è la storia di chi, come lui, ha dovuto scegliere tra la sopravvivenza e la dignità. Il film, che si inserisce in un filone già esplorato da Tufarulo (Il traditore, 2021), non è un omaggio retorico al passato, ma un documento di un’Italia che ha dimenticato — o non ha mai davvero compreso — le sue ferite. Il titolo stesso, Il mestiere di un uomo, è una dichiarazione di intenti. Non si tratta di un lavoro, ma di una condizione: quella di chi, come Lo Cascio nel film, deve lottare ogni giorno contro un sistema che lo considera solo come una forza-lavoro, mai come un soggetto. La sceneggiatura, firmata da Tufarulo insieme a Francesco Piccolo, non si limita a ricostruire un’epoca, ma ne estrae le contraddizioni ancora vive. Il personaggio di