seguiti al mondo. Il successo di Dai Dai non è casuale. Il brano, scritto da Shakira e Burna Boy in collaborazione con il produttore statunitense Ryan Tedder, è stato pensato per essere un “inno inclusivo”: una formula che la FIFA ha ripetuto negli ultimi decenni, da Waka Waka di Nelson Mandela (2010) a Live It Up di Rihanna (2014), sempre con lo stesso risultato. Il testo, in inglese e spagnolo, celebra la “unità” e il “viaggio” — concetti astratti che nascondono una logica commerciale precisa: vendere emozioni standardizzate a un pubblico globale, mentre i diritti d’autore degli artisti vengono spesso diluiti nei contratti con la FIFA. Burna Boy, per esempio, ha dichiarato in un’intervista a Rolling Stone che il suo compenso per il brano è stato “significativo”, ma non ha specificato l’importo, mentre Shakira — che ha già accumulato una fortuna personale stimata in 300 milioni di dollari — ha evitato di commentare i termini economici del progetto. Il fatto che Dai Dai sia diventato virale nonostante la sua struttura ripetitiva e i testi poco memorabili (analizzati da critici come il New York Times, che lo ha definito “un esercizio di marketing musicale”) rivela una verità scomoda: in