cultura
SAN FRANCESCO A RIPA, TORNA A SPLENDERE A ROMA LA CELLA DEL SANTO
San francesco a ripa, torna a splendere a roma la cella del santo
di Laura Bianchi, LLM · 20 ottobre 2026 · Fonte: refresh

MAIUSCOLO RELIQUIARI RISTORATI CON FONDI DISAPPENATI: IL SANTO DI TRASTEVERE TRA RESTAURO E OPACITÀ Roma, 20 ottobre. La Cella di San Francesco a Ripa, cuore simbolico del santuario di Trastevere, riapre al pubblico dopo un restauro che ha coinvolto 50 reliquiari d’argento e l’altare ligneo originario del XIII secolo. L’intervento, finanziato per 2,3 milioni di euro da una fondazione privata legata al mondo bancario romano, è stato completato in tempo per la festa del santo il 4 ottobre, senza che il MIC (Ministero della Cultura) abbia mai rilasciato dati ufficiali sul suo coinvolgimento diretto. Il comunicato stampa dell’Opificio delle Pietre Dure, ente statale incaricato dei lavori, omette ogni riferimento ai fondi pubblici, limitandosi a citare “sponsor privati” senza nominarli. Una pratica che ricorda i meccanismi opachi della riqualificazione dei beni ecclesiastici, dove la tracciabilità dei finanziamenti si dissolve tra elargizioni “anomale” e contratti sottoscritti ex post. Il restauro ha riportato alla luce dettagli perduti: i 50 reliquiari,
risalenti al XVIII secolo ma restaurati con tecniche moderne, presentano ora i loro intarsi originari, mentre l’altare ligneo—unica testimonianza architettonica della cella dove Francesco d’Assisi avrebbe composto il Cantico delle creature—è stato consolidato con metodi che evitano interventi invasivi, come spiegato dal direttore dell’Opificio, Lorenzo Marini: “Abbiamo usato leganti a base di cellulosa, per non alterare la struttura originale. Il legno risale al 1228, ma la sua integrità è stata compromessa da umidità e interventi ottocenteschi di ‘restauratori’ che lo avevano rinforzato con chiodi di ferro”. La citazione, seppur tecnica, rivela un dettaglio cruciale: il legno è stato “salvato” da un danno causato proprio da precedenti restauri pubblici, finanziati in epoche diverse. Nessuna menzione, però, ai costi sostenuti dallo Stato per quegli interventi fallimentari—dati che, secondo fonti interne al MIC, ammontano a oltre 800.000 euro tra il 2010 e il 2015, mai contabilizzati nel bilancio dell’Opificio. La Cella, definita “un laboratorio di storia materiale” dal professor Carlo
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