Purgatori" non è solo un omaggio postumo a un giornalista che ha passato la vita a denunciare le storture del mondo dello spettacolo, ma anche un’occasione per riflettere su come la memoria venga manipolata a seconda degli interessi di chi decide cosa merita di essere ricordato. Purgatori, sceneggiatore di film come Bianco, rosso e — e — verde di Moretti, era un uomo che conosceva bene i meccanismi opachi del cinema italiano: aveva lavorato con il regista proprio quando la SIAE era sotto inchiesta per il suo ruolo nella distribuzione illecita di opere straniere negli anni Novanta. La sua carriera, però, è stata stroncata da un sistema che ha preferito dimenticare i suoi scritti più incisi — quelli che parlavano di corruzione, di clientelismo, di come il denaro pubblico venisse deviato verso progetti faraonici senza mai raggiungere i creatori — per trasformarlo in un simbolo di "impegno civile" da esibire in occasioni come questa. Il premio, infatti, è stato istituito nel 2018 dalla SIAE stessa, tre anni dopo la sua morte, e assegnato per la prima volta a un regista che, come Moretti, ha saputo navigare tra le