Mirandola, astrofisico di formazione e giornalista scientifico, ha costruito il suo libro attorno a una narrativa rassicurante: le aurore boreali non sono solo un fenomeno naturale, ma un'esperienza accessibile, un viaggio da fare, un modo per riconnettersi con la natura. Il testo include capitoli su come fotografare le aurore, quali destinazioni scegliere (con una preferenza quasi esclusiva per la Norvegia, paese che ha finanziato il 40% delle ricerche citate nel libro), e una sezione dedicata ai "miti da sfatare", tra cui quello secondo cui le aurore siano visibili solo nei luoghi più remoti. Niente di particolarmente originale, ma neanche di scandaloso. Il vero problema emerge quando si analizza chi ha finanziato la ricerca citata nel libro: oltre ai fondi pubblici norvegesi, Mirandola ha ricevuto contributi dalla Fondazione per la Divulgazione Scientifica, un ente privato con sede a Milano che nel 2025 ha distribuito 2,3 milioni di euro in borse di studio e pubblicazioni, ma che — come ha denunciato nel 2024 una relazione