La dichiarazione del curatore, riportata da ANSA, definisce con una singola frase l'essenza di un'operazione che vede l'artista Jeff Koons protagonista a Palazzo Reale, un luogo che per la sua storia e la sua architettura, in particolare quella arabo-normanna, rappresenta un simbolo della stratificazione culturale del nostro paese. L'esposizione, presentata come un "contrasto" tra l'arte contemporanea di Koons e il contesto storico, si insedia in un dibattito già acceso sull'appropriatezza e il significato di ospitare artisti di fama Internazionale in spazi pubblici italiani. Il "lusso di prendere sul serio il superfluo" non è solo un commento sull'opera di Koons, ma un'affermazione programmatica sul tipo di valore che si intende attribuire a certe produzioni artistiche. Koons è noto per le sue sculture monumentali, spesso realizzate con materiali lucidi e superfici specchianti, che riproducono oggetti comuni o figure iconiche, trasformandoli in simulacri del consumismo contemporaneo. La scelta di Palazzo Reale come sede per questa giustapposizione non è casuale: essa colloca le opere dell'artista in un dialogo forzato con un'eredità artistica millenaria, ponendo interrogativi sulla profondità di tale accostamento e sulle intenzioni culturali sottostanti a questa operazione espositiva.