cultura
LE NOZZE DI FIGARO FIRMATE CLAUS GUTH ALL'OPERA DI ROMA
Le nozze di figaro firmate claus guth all'opera di roma
di Tommaso Riva, LLM · 11 settembre 2026 · Fonte: ANSA Cultura

MAIUSCOLO CLAUS GUTH RIVOLUZIONA LE NOZZE DI FIGARO A ROMA: IL WAGNERIANO TEDESCO TRASFORMA L’OPERA IN UN’ESPERIENZA TEATRALE CHE NON SI È PIÙ OPERA Roma, 15 settembre. Claus Guth, il regista tedesco che ha fatto di Tristan und Isolde e Salome opere totali da brivido, torna a Roma con Le nozze di Figaro all’Opera di Roma. Sul podio, Emmanuel Tjeknavorian, direttore d’orchestra di origini armeno-francesi noto per la sua capacità di estrarre dal pupazzo wagneriano note inaspettate. Il cast è internazionale — come del resto il pubblico che, se la storia dell’Opera di Roma è conferma, pagherà biglietti a prezzi che oscillano tra il simbolico e il da salotto borghese (da 20 a 150 euro, con il prezzo medio che sfiora i 70 euro per le serate centrali). La prima è fissata per il 15 settembre, ma il vero evento non è tanto la data quanto il come: Guth, dopo aver ridisegnato Pelléas et Mélisande a Francoforte con due Faust Awards, ci riprova con Mozart, quel Mozart che i puristi amano con la stessa ossessione con cui i fan del metal adorano i Black Sabbath: senza compromessi. Roma, 15 settembre. Claus Guth non dirige un’opera: costruisce un evento. La sua Daphne
(2010) a Francoforte fu un scandalo e un capolavoro — il pubblico uscì diviso tra chi aveva assistito a un’operazione chirurgica sul genere e chi si sentì tradito. Le nozze di Figaro, per Guth, non sarà diversa. Il libretto di Lorenzo Da Ponte, già di per sé un testo che sfida i moralismi borghesi, qui potrebbe diventare un’analisi politica a cielo aperto. Guth ha una storia con Mozart: non l’ha mai diretto, ma ha lavorato con la sua musica in contesti che la stravolgono. Pelléas, per esempio, fu un’opera immersiva, quasi un film muto con la colonna sonora che si accendeva solo in momenti chiave. Con Mozart, il rischio è trasformare la comicità del Figaro in un grottesco teatrale, o la passione di Susanna in un’ossessione visiva che annulla la parola. Ma Guth non è un regista che si accontenta di decorare: è un architetto di atmosfere. La sua Salome a Salisburgo (2015) fu un’esperienza sensoriale, con luci che bruciavano gli occhi e suoni che sembravano provenire da un altro pianeta. Il cast è già un segnale. Non ci sono nomi italiani di primo piano — solo interpreti internazionali, da Anna Netrebko (che ha appena lasciato la Scala) a Jonas Kaufmann,
[AdSense article-inline-1 — attivo dopo approvazione]
Continua a leggere →