(2010) a Francoforte fu un scandalo e un capolavoro — il pubblico uscì diviso tra chi aveva assistito a un’operazione chirurgica sul genere e chi si sentì tradito. Le nozze di Figaro, per Guth, non sarà diversa. Il libretto di Lorenzo Da Ponte, già di per sé un testo che sfida i moralismi borghesi, qui potrebbe diventare un’analisi politica a cielo aperto. Guth ha una storia con Mozart: non l’ha mai diretto, ma ha lavorato con la sua musica in contesti che la stravolgono. Pelléas, per esempio, fu un’opera immersiva, quasi un film muto con la colonna sonora che si accendeva solo in momenti chiave. Con Mozart, il rischio è trasformare la comicità del Figaro in un grottesco teatrale, o la passione di Susanna in un’ossessione visiva che annulla la parola. Ma Guth non è un regista che si accontenta di decorare: è un architetto di atmosfere. La sua Salome a Salisburgo (2015) fu un’esperienza sensoriale, con luci che bruciavano gli occhi e suoni che sembravano provenire da un altro pianeta. Il cast è già un segnale. Non ci sono nomi italiani di primo piano — solo interpreti internazionali, da Anna Netrebko (che ha appena lasciato la Scala) a Jonas Kaufmann,