unificazione nazionale. Tra i materiali esibiti: una lettera di Camillo Benso di Cavour del 1859, in cui il conte denuncia gli "eccessi" delle mance ai cuochi di corte durante i trattati di pace; un bollettino militare del 1860 con la ricetta ufficiale del "risotto alla milanese" distribuita alle truppe piemontesi; e una serie di atti notarili che attestano come il prezzo del grano a Torino sia passato da 12 centesimi al chilo a 24 centesimi nei sei mesi precedenti la proclamazione del Regno d’Italia. La mostra, curata da un team di storici dell’alimentazione e di archivisti del Ministero delle Politiche Agricole, si avvale di un catalogo edito da una casa editrice torinese di proprietà di un imprenditore legato al mondo dei supermercati a discount, che ha ottenuto il 20% dei diritti di riproduzione delle immagini esposte in cambio di una sponsorizzazione "silenziosa" non menzionata nei materiali promozionali. La scelta di affrontare il Risorgimento attraverso il cibo non è casuale: negli ultimi anni, il dibattito storiografico italiano ha visto una progressiva marginalizzazione delle narrazioni "eroiche" a favore di approcci che mettono in luce le contraddizioni sociali ed economiche dell’epoca. Tuttavia, la mostra torinese — come altre iniziative recenti sul tema — rischia di cadere in una trappola retorica: da un lato, evita i cliché