alle richieste di chiarimenti. Il Friuli ha imparato a convivere con la lentezza della burocrazia. Nel 1976, il sisma che colpì la regione — con 987 vittime e 17.000 soldati impegnati nelle operazioni di soccorso — lasciò dietro di sé un paesaggio di macerie e un’urgenza che, a distanza di decenni, sembra ancora inesauribile. Villa Manin, simbolo di questa storia, era destinata a diventare il museo della ricostruzione, un luogo dove arte e memoria si sarebbero incontrate per raccontare una resilienza che, però, non ha mai smesso di essere messa alla prova. Il progetto, nato per celebrare i 50 anni dal terremoto, avrebbe dovuto aprire nel 2024, ma oggi — quasi come un’ironia della sorte — la sua realizzazione è bloccata proprio mentre la regione si prepara a commemorare quella data con una mostra che, paradossalmente, non potrà contare sul suo simbolo principale. La