sfregiati dal tempo, il corpo nudo che si specchia in un laghetto — tutto è reso con una crudezza che scandalizzò i contemporanei. La scelta di esporlo a Potenza, città di 63.403 abitanti e capitale di una regione che nel 2025 ha ricevuto solo l’1,2% del budget nazionale per il patrimonio culturale (dati MIBACT), assume un valore simbolico: qui, dove il Mezzogiorno soffre di un divario infrastrutturale e finanziario cronico, si decide di investire in un’opera che non ha bisogno di essere "salvata" ma che, al contrario, è già stata recuperata da decenni di restauri costosi. Il direttore del Museo di Capodimonte, Antonio Paolucci, ha dichiarato all’ANSA che «il prestito è un gesto di apertura verso territori meno serviti», ma il dettaglio cruciale è che il Narciso è stato già esposto in 12 città italiane ed europee negli ultimi cinque anni — l’ultima volta a Malta, nel 2024, in occasione del IV centenario della morte di Caravaggio. La domanda che non si pone — perché non dovrebbe — è: perché Potenza, e non un museo della regione Campania o della Sicilia, dove il legame con