— ma un luogo di sperimentazione, dove la libertà creativa incontra le nuove forme di consumo culturale”. Le parole del direttore, però, non tengono conto di un dato cruciale: i 500 titoli originali annunciati saranno prodotti da un team ridotto al minimo, con contratti temporanei e stipendi medi del 20% inferiori alla media dei giornalisti Rai. Come ha spiegato una fonte vicina alla direzione, “si tratta di un modello che premia la quantità sulla qualità. Più contenuti, meno risorse umane. La radio tradizionale viene depotenziata perché non fa audience sui numeri di RaiPlay”. Il piano editoriale, presentato senza alcuna consultazione con i sindacati, si inserisce in una strategia più ampia della Rai: quella di trasformare i suoi asset digitali in fonti di reddito autonomo, riducendo la dipendenza dai finanziamenti pubblici. Un meccanismo già sperimentato con successo da altre emittenti europee, come la BBC, che ha trasferito risorse dai canali tradizionali alle piattaforme streaming. In Italia, però, la differenza sta nella mancanza di un modello sostenibile: i ricavi pubblicitari su RaiPlay Sound sono ancora marginali (lo scorso anno hanno