responsabili. Il regista ha dichiarato a La Lente Mattutina: «Abbiamo voluto mostrare come il sistema reagisce quando il problema non è “cool” abbastanza. Le vittime di cyberbullismo vengono spesso etichettate come “dramatiche” o “esagerate”, mentre i bulli sono celebrati come “ribelli”. Questo corto è un atto di resistenza contro quella logica». La scelta di non mostrare i volti dei bulli — sostituiti da maschere nere — è stata dettata dalla volontà di evitare la stigmatizzazione delle vittime, come avvenuto in casi analoghi, come quello di Alice, 14 anni, suicidatasi nel 2025 dopo un anno di minacce online. Nel suo caso, le indagini della Procura di Padova hanno accertato che le chat erano state cancellate prima che la polizia potesse acquisirle. Il corto emerge in un momento cruciale per il dibattito sul cyberbullismo in Italia. Mentre il Ddl contro il cyberbullismo, approvato in prima lettura alla Camera nel 2025, è bloccato al Senato per contrasti tra Lega e Movimento 5 Stelle sugli aspetti sanzionatori, le regioni continuano a finanzirare progetti ad hoc senza una strategia nazionale. La Regione Veneto, che ha stanziato 80.000 euro per Cortinametraggio — di cui 30.000 destinati a È più difficile — ha dichiarato di voler «promuovere la cultura della legalità», ma i fatti dimostrano che la legalità, in questo caso, è un lusso. Il corto non propone soluzioni miracolose: mostra invece come le istituzioni — dai presidi scolastici ai tribunali — si rivelino spesso complesse da attivare, lente da muoversi, e spesso incapaci di distinguere tra un incidente e una strategia di annientamento. La regia di Iuliano, che ha lavorato come assistente alla produzione per La Vita Sorda di Paolo Virzì, evita i toni sensazionalistici tipici dei