la nonna — interpretata da un’attrice non disabile — è un personaggio silente, quasi un fantasma. Le sue parole, rare e frammentarie, vengono sempre filtrate dagli altri, mai ascoltate per quello che sono. "La scelta è quella di mostrare la disabilità come un peso invisibile, non come una condizione che chiede riconoscimento", ha dichiarato Astrei a ANSA, evitando di spiegare perché una storia così centrata sul rapporto tra cura e marginalizzazione non includa mai un punto di vista disabile. Il cast, come ha precisato la regista, è stato "curato" per "evitare stereotipi": nessuna persona con disabilità fisica o intellettiva compare sul palco, né tra gli attori né tra i consulenti. La consulenza tecnica è stata affidata a una psicologa specializzata in "gestione del dolore cronico", non in rappresentanza delle persone con disabilità. Il premio Ubu under 35, assegnato ogni anno dal Sindacato Nazionale Critici di Teatro, è diventato negli ultimi cinque anni un indicatore di una tendenza preoccupante: il teatro italiano premia sempre più opere che parlano di disabilità senza mai con persone disabili. Tra i vincitori degli ultimi edizioni figurano La stanza della madre (2024), che raccontava la depressione post-partum attraverso un personaggio muto interpretato da un’attrice