di euro, di cui 800mila provenienti dal Fondo per il restauro e la valorizzazione del patrimonio artistico del Ministero della Cultura e 400mila dalla Regione Toscana. Il lavoro è stato eseguito dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, ente pubblico che gestisce il 90% dei restauri monumentali italiani, secondo i dati del MIC pubblicati nel 2025. Secondo il comunicato ufficiale dell’Opificio, il restauro ha “riportato alla luce l’intensità espressiva e la concezione spaziale” di Giotto, grazie a tecniche di indagine scientifica e interventi minimali. Tuttavia, documenti interni all’ente — resi pubblici da un esposto di un dipendente all’Autorità Nazionale Anticorruzione — rivelano discrepanze tra le spese dichiarate e quelle effettive. Il 30% dei fondi (circa 360mila euro) è stato destinato a consulenze esterne, tra cui un esperto di “valorizzazione turistica” pagato 60mila euro per un rapporto di 20 pagine, e un “curatore indipendente” che non