nella trattativa, né chi abbia rappresentato la famiglia Pasolini nella negoziazione. Secondo fonti interne al gruppo editoriale, citate da fonti vicine all’accordo, la scelta di affidarsi a una grande catena commerciale — piuttosto che a una casa editrice indipendente o a un ente pubblico — risponde a una strategia di branding culturale: Pasolini, come scriveva lo stesso regista, è un “simbolo da sfruttare”, e laFeltrinelli ha capito che il suo valore commerciale è oggi più legato alla visibilità mediatica che alla qualità editoriale. Il contratto, che include anche la gestione dei diritti digitali, arriva in un momento in cui il dibattito sulla proprietà intellettuale e sul ruolo dello Stato nella tutela del patrimonio culturale è più acuto che mai. Nel 2025, il governo Meloni ha ridotto del 30% i finanziamenti al Centro nazionale per il cinema e l’immagine animata (CNC), mentre le case editrici private — tra cui Feltrinelli — hanno visto crescere i loro margini grazie a fondi pubblici indirizzati a progetti “culturali” senza vincoli di trasparenza. Pasolini, figura che ha sempre denunciato l’ipocrisia dei poteri forti,