si può sfuggire", si inserisce in un dibattito italiano sulla letteratura che parla di classi subalterne senza cadere nel moralismo. Mentre i premi letterari italiani continuano a premiare opere che si limitano a descrivere marginalità senza mai nominare i meccanismi di esclusione che le producono, Stuart sceglie di raccontare la sua storia con una precisione clinica: i nomi dei luoghi, i cognomi dei personaggi, le date delle violenze. È una scelta che lo allontana dai circuiti accademici italiani, dove il "realismo" viene spesso confuso con l’elitarismo, e lo avvicina invece a quella tradizione di cronaca letteraria che in Italia è stata stroncata negli anni Ottanta per fare spazio a una narrativa che preferisce i silenzi ai nomi. Einaudi, casa editrice che ha saputo cogliere l’opportunità di pubblicare Stuart dopo il successo internazionale di Shuggie Bain, non ha fatto mistero delle sue strategie di marketing: il romanzo è stato promosso come "una storia universale", un espediente che serve a