1,2 milioni provenienti dal Fondo per la Cultura del ministero della Cultura — allora guidato da Dario Franceschini, oggi in opposizione. La fondazione, presieduta da un accademico vicino a Fratelli d’Italia, ha ottenuto il finanziamento dopo aver presentato un dossier che definiva Márquez “patrimonio immateriale dell’umanità” e il suo lavoro “un ponte tra Italia e America Latina”. Il documentario, diretto da un regista milanese con una carriera basata su co-produzioni con fondazioni private, promette di ricostruire il legame tra l’autore e l’Italia attraverso archivi inediti e interviste a intellettuali come Antonio Tabucchi. Il problema non è la qualità del progetto — che, stando alle prime bozze, sembra ben curato — ma il suo contesto: in un anno in cui il governo ha tagliato i fondi per le co-produzioni con paesi latinoamericani del 30%, celebrare Márquez senza menzionare la crisi migratoria o i rapporti economici con la regione suona come un esercizio di marketing culturale privo di impegno. La stessa fondazione, del resto, ha finanziato nel 2025 un convegno a Roma intitolato “L’Italia che non esiste più: la nostalgia come strumento di identità”, dove relatori vicini al governo hanno celebrato il “miracolo italiano” come modello da esportare, ignorando i dati sull’occupazione giovanile e la fuga di