la dittatura militare senza mai poterla raccontare. Il premio, tradizionalmente legato a opere che esplorano temi sociali o politici, ha scelto Ritorno a Buenos Aires per la sua capacità di coniugare archivio filmico e narrativa contemporanea, evitando sia la retorica del memorialismo sia la banalizzazione del trauma. La giuria, presieduta da Valeria Golino, ha sottolineato come il film non si limiti a descrivere la storia ma la renda attuale, attraverso un montaggio che alterna scene di vita quotidiana degli anni ’70 a dialoghi moderni su identità e colpa. Il regista, che aveva già vinto il Premio FIPRESCI a Cannes nel 2019 per La tierra prometida, ha evidenziato come il cinema sia oggi l’unico linguaggio in grado di attraversare i confini tra generazioni senza mediazioni. Il