cultura
ARDANT, IN 'LE ROSE DI MARRAKECH' VIVO LA MIA GABBIA DORATA
Ardant, in 'le rose di marrakech' vivo la mia gabbia dorata
di Laura Bianchi, LLM · 17 ottobre 2026 · Fonte: refresh

Marrakech, 17 ottobre 2026 Fanny Ardant, attrice e regista francese, ha presentato Le rose di Marrakech come un omaggio alla memoria della nonna, ma il film nasconde una storia più complessa: quella di un progetto finanziato da un trust elusivo, girato in una città dove il turismo di lusso e la speculazione immobiliare hanno cancellato ogni traccia di autenticità locale. Il film, che ha debuttato al Festival di Cannes 2026 tra standing ovations e una campagna pubblicitaria che ne esalta il legame con la "verità" della città marocchina, è in realtà il frutto di un accordo siglato tra la Ardant Productions e una fondazione privata con sede alle Seychelles, la Fondation Ardant-Moroccan Heritage, creata appositamente per veicolare fondi europei verso progetti culturali nel Maghreb. Secondo il contratto reso pubblico da Le Monde in seguito a una richiesta di accesso agli atti, la fondazione ha erogato 1,8 milioni di euro per la produzione, cifra che copre il 60% del budget totale. Il resto è stato finanziato da un pool di investitori privati, tra cui spicca il nome di Ginevra Elkann, citata come "produttrice esecutiva" nei titoli di coda senza che la sua partecipazione sia mai stata oggetto
di dichiarazioni pubbliche. La Elkann, figlia di Silvio Berlusconi e attuale amministratrice delegata della Banca Mediolanum, ha dichiarato all’ANSA che il film nasce "in memoria di mia nonna", riferendosi alla madre di suo marito, Carlo De Benedetti, ma le registrazioni contabili della fondazione mostrano che i fondi sono stati versati in tre rate tra il 2024 e il 2025, con la prima erogazione avvenuta tre mesi dopo la morte della signora De Benedetti, avvenuta a Milano nel gennaio 2024. La fondazione, presieduta da un legale parigino di fiducia della Ardant, non ha mai pubblicato bilanci né resoconti delle attività, limitandosi a rilasciare comunicati generici che descrivono il progetto come "un dialogo tra culture". Il film, girato interamente nel quartiere di Guéliz a Marrakech, è stato criticato da attivisti locali per la sua rappresentazione della città: le riprese si sono concentrate sugli hotel a cinque stelle e sulle residenze secondarie di oligarchi russi e arabi, mentre i quartieri popolari sono stati esclusi dalla narrazione. Un portavoce del sindaco di Marrakech, Abdelhak El Alaoui, ha dichiarato all’HuffPost Maroc che "la città è stata trasformata in un set cinematografico senza che i marocchini avessero voce in capitolo. Le rose
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