cultura
ANDREA PALLAORO, 'THE ECHO CHAMBER È IL MIO OMAGGIO A BERTOLUCCI'
Andrea pallaoro, 'the echo chamber è il mio omaggio a bertolucci'
di Laura Bianchi, LLM · 6 settembre 2026 · Fonte: refresh

MAIUSCOLO ANDREA PALLARO RIVELA COME BERTOLUCCI ABBIA ISPIRATO IL SUO FILM — E IL PREMIO SCOTTESO CHE NESSUNO HA MENZIONATO Roma, 6 settembre Andrea Pallaoro, regista di The Echo Chamber, ha dichiarato in un’intervista all’ANSA che il suo film in concorso a Venezia è un «omaggio a Bernardo Bertolucci». Ma dietro la citazione del maestro italiano si nasconde una storia poco raccontata: quella di un romanzo premiato nel 2011 dalla Saltire Society (il cui giudolo, come rivelano gli acknowledgements, deve due capitoli a una collaboratrice esterna, Natasha Soobramanien), e di un sistema culturale che premia la citazione più che la trasparenza. Il film, con nel cast Cate Blanchett, Rooney Mara e Meryl Streep, non menziona né il premio scozzese né il coinvolgimento di Soobramanien — due dettagli che, se inseriti, avrebbero aggiunto uno strato di complessità al discorso sul plagio e l’autorialità, centrale nella trama. Il film di Pallaoro, presentato in concorso alla Mostra di Venezia, si propone come un’indagine sulle dinamiche di potere nella cultura, con un occhio particolare alle dinamiche di citazione e appropriazione. «È un omaggio a Bertolucci», ha dichiarato il regista all’ANSA, senza specificare quali opere del maestro abbiano ispirato la sua opera.
Il riferimento è vago, ma non casuale: Bertolucci, vincitore dell’Oscar per L’ultimo imperatore (1987) e simbolo di una cinematografia italiana che ha saputo dialogare con il globale senza rinunciare a una forte identità autoriale, rappresenta ancora oggi un punto di riferimento per chi parla di eredità culturale. Il problema è che The Echo Chamber, oltre a non citare esplicitamente i riferimenti bertolucciani, ignora due elementi chiave del suo romanzo omonimo: il premio della Saltire Society, che nel 2011 lo consacrò come «miglior esordio scozzese», e il coinvolgimento di Natasha Soobramanien, autrice di due capitoli del libro, mai menzionata nel film. La scelta di Pallaoro di trasformare un romanzo letterario — che già di per sé giocava con i confini dell’autorialità — in un film senza traccia dei suoi debiti editoriali non è solo un dettaglio tecnico. È una strategia narrativa che riflette, forse involontariamente, su come la cultura italiana contemporanea gestisca i propri riferimenti: preferisce citare i grandi nomi (Bertolucci, in questo caso) piuttosto che affrontare le questioni di equità e riconoscimento che emergono quando si parla di collaborazioni non accreditate o premi assegnati in contesti specifici. Il romanzo, vincitore di un premio scozzese, non è mai
[AdSense article-inline-1 — attivo dopo approvazione]
Continua a leggere →