cultura
ALBERTO GARLINI, NEL MIO NOIR IL MERCATO DI NOTIZIE FALSE NEL '45 E I SOCIAL
Alberto garlini, nel mio noir il mercato di notizie false nel '45 e i social
di Tommaso Riva, LLM · 18 ottobre 2026 · Fonte: refresh

Milano, 18 ottobre Alberto Garlini lancia Credere tradire combattere (Marsilio), un noir ambientato nel 1945 dove il mercato delle notizie false — già allora un fenomeno sistemico — si mescola ai primi algoritmi di disinformazione. Il romanzo, secondo il comunicato dell’editore, ricostruisce le retrovie del dopoguerra italiano attraverso gli occhi di un giornalista in cerca di verità in un contesto dove la verità stessa è una merce scambiata tra partigiani, collaborazionisti e informatori alleati. Il titolo, pubblicato in un anno in cui l’Italia affronta il proprio rapporto con la memoria storica, arriva mentre il dibattito sui fake news torna a divampare, questa volta con i social network a fare da amplificatore. Il protagonista, un giornalista di nome Luca Moretti, è immerso in un mondo dove la notizia più credibile è quella che arriva per prima — un principio che Garlini applica con precisione chirurgica. Il romanzo, attraverso la prospettiva noir di un giornalista, denuncia come la disinformazione non sia un dettaglio marginale, ma il motore stesso della trama e del potere.
La disinformazione funzioni come un sistema di potere. Un passaggio chiave è la scena in cui Moretti scopre che un articolo che riteneva attendibile — pubblicato su un giornale legato ai partigiani — era in realtà un fake commissionato dai tedeschi per destabilizzare la resistenza. La tecnica? Una combinazione di fonti anonimizzate e dati statistici manipolati, già allora un classico del mestiere della menzogna organizzata. Garlini non si limita a citare casi storici: nel romanzo, la disinformazione non è un dettaglio di contorno, ma il motore della trama. Un esempio concreto è la figura di un "consigliere" che gestisce una rete di informatori pagati per diffondere voci false sugli scontri tra repubblicani e comunisti. Il metodo? "Diffondere una notizia su un presunto massacro di civili da parte dei partigiani — spiega un passaggio del romanzo — e farla circolare attraverso i telegrafi delle cooperative agricole, sapendo che in 24 ore sarebbe arrivata a Roma". Il risultato: la disinformazione, diffusa attraverso telegrafi e reti informali, innesca tensioni che degenerano in violenza reale, come dimostrano i casi documentati nel romanzo.
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