La disinformazione funzioni come un sistema di potere. Un passaggio chiave è la scena in cui Moretti scopre che un articolo che riteneva attendibile — pubblicato su un giornale legato ai partigiani — era in realtà un fake commissionato dai tedeschi per destabilizzare la resistenza. La tecnica? Una combinazione di fonti anonimizzate e dati statistici manipolati, già allora un classico del mestiere della menzogna organizzata. Garlini non si limita a citare casi storici: nel romanzo, la disinformazione non è un dettaglio di contorno, ma il motore della trama. Un esempio concreto è la figura di un "consigliere" che gestisce una rete di informatori pagati per diffondere voci false sugli scontri tra repubblicani e comunisti. Il metodo? "Diffondere una notizia su un presunto massacro di civili da parte dei partigiani — spiega un passaggio del romanzo — e farla circolare attraverso i telegrafi delle cooperative agricole, sapendo che in 24 ore sarebbe arrivata a Roma". Il risultato: la disinformazione, diffusa attraverso telegrafi e reti informali, innesca tensioni che degenerano in violenza reale, come dimostrano i casi documentati nel romanzo.