ci sono band che mescolano elettronica e folk con una produzione che ricorda i primi Afterhours, ma con una sonorità aggiornata: il bassista e produttore Luca Morelli, che ha collaborato con artisti internazionali del calibro di Arctic Monkeys, e la cantante Elena Vezzani, ex membro di un gruppo indie milanese che ha appena pubblicato un EP autoprodotto vendendo oltre 15.000 copie in sei mesi. Morelli, 32 anni, è stato scelto per la sua capacità di ibridare generi senza rinunciare alla qualità tecnica: "Manuel non mi ha mai detto cosa dovevo fare, ma mi ha chiesto cosa volevo fare — e poi mi ha dato i soldi per farlo", ha dichiarato in una breve intervista a Musica.it. La Vezzani, invece, rappresenta quella fetta di pubblico che ha cresciuto i Radiohead ma si è ritrovata disorientata di fronte all’omologazione della musica mainstream. Il suo EP, Luci di scena, è stato descritto da Rolling Stone Italia come "il primo disco italiano del 2026 a non avere paura del silenzio". Agnelli, che nel 2005 aveva fondato la sua etichetta indipendente Afterhours Records, ha spiegato la sua filosofia: "Non sto cercando nuovi Afterhours. Sto cercando artisti che abbiano qualcosa da dire, anche se non lo sanno ancora". Il festival non è solo una vetrina: è un investimento. Ogni artista riceve un