La Biennale nasceva come festival dedicato al ferro battuto, con l’obiettivo dichiarato di «valorizzare il saper fare» del Casentino. Oggi, però, il Terzo Paradiso — quel simbolo di Pistoletto che unisce cielo, terra e artificio in un cerchio infinito — diventa metafora di un equilibrio precario. Quello tra la memoria di un artista che ha sempre sfidato i confini dell’arte istituzionale e la realtà di una provincia che, pur finanziando opere di questo peso (letterale e concettuale), continua a misurarsi con un sistema culturale che premia la conservazione più della rottura. L’opera, infatti, non è solo una celebrazione del ferro battuto: è anche un omaggio a un pensiero che Pistoletto ha sempre legato alla sostenibilità, alla critica al capitalismo e alla necessità di ripensare il rapporto tra uomo e ambiente. Un pensiero