Il documento viene limato dagli avvocati difensori per essere depositato all'inizio della prossima settimana, quando il faccendiere e ristoratore comparirà nuovamente davanti ai giudici romani. Stando a quanto riportato dalle agenzie stampa, l'attenzione degli inquirenti e della Procura non riguarda soltanto le eccezioni procedurali sollevate dalla difesa, ma la posizione dello stesso indagato dopo il mutamento radicale della sua versione dei fatti. Valter Lavitola, dopo aver negato ogni coinvolgimento nella fase iniziale dell'indagine, ha successivamente ammesso le proprie responsabilità davanti al giudice per le indagini preliminari, sostenendo di aver agito per proteggere l'ex conduttore del programma televisivo Report. Nel corso dell'interrogatorio di garanzia, il detenuto ha dichiarato di aver avanzato la richiesta direttamente agli esecutori materiali dell'agguato, individuati nei soggetti reclutati dall'amico Tavares, con l'obiettivo di spingere i bombaroli a colpire ma senza causare conseguenze letali, secondo una logica che i pubblici ministeri respingono integralmente. La detenzione viene scontata all'interno del penitenziario di Rebibbia, nello specifico reparto riservato ai soggetti sottoposti al regime di sorveglianza per reati associativi, dal momento che la procura distrettuale contesta all'indagato l'aggravante del metodo mafioso nell'esecuzione del delitto. Le indagini coordinate dalla procura romana proseguono sul fronte dei riscontri tecnici, inclusi i tabulati telefonici e le comunicazioni elettroniche intercorse tra l'indagato e la vittima designata nei mesi precedenti all'attentato dinamitardo, inclusi i materiali relativi a inchieste giornalistiche sul mercato dei crediti di carbonio.