agosto — sempre negli stessi orari, sempre con la stessa cadenza — indicano una preparazione che va oltre la rabbia del momento. Il taccuino trovato nell’appartamento di Federico, sequestrato ieri dai carabinieri, contiene disegni delle finestre del piano terra dell’appartamento di Lorena e una lista di strumenti: «corda da legare, guanti, mascherina, coltello da cucina». Il PM ha richiesto l’esame delle chiamate effettuate dalla SIM associata a Federico nei giorni precedenti: tra queste, una chiamata di venti minuti a Lorena alle 19.15 del 5 settembre, la sera prima dell’omicidio. Secondo le intercettazioni, Lorena cercava di placarlo: «Federico, ti prego, non fare questo. Torniamo insieme, ti prometto che non succederà più». La risposta dell’uomo, registrata chiaramente, fu: «Non puoi fermarmi. Lo sai cosa sono capace di fare». La ricostruzione dell’agguato, emersa dai verbali dei carabinieri, conferma che l’omicidio non fu un gesto spontaneo, ma il culmine di una strategia. Federico è uscito dall’appartamento alle 20.45 del 5 settembre, secondo i dati delle telecamere di sorveglianza del condominio. Ha raggiunto la sua auto, parcheggiata in via de’ Cerretani a due isolati dall’appartamento di Lorena, dove la vittima era già legata e chiusa nel bagagliaio. Il PM